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domenica 31 maggio 2020

Utopia o mito? -Step#19

Devo ammettere che non è facile immaginare qual è la differenza tra utopia e mito. Per un'analisi più attenta mi sono affidato al dizionario online Treccani che cito:

"utopìa s. f. [dal nome fittizio di un paese ideale, coniato da Tommaso Moro nel suo famoso libro Libellus ... de optimo reipublicae statu deque nova Insula Utopia (1516), con le voci greche οὐ «non» e τόπος «luogo»; quindi «luogo che non esiste»]. – 1. Formulazione di un assetto politico, sociale, religioso che non trova riscontro nella realtà ma che viene proposto come ideale e come modello; il termine è talvolta assunto con valore fortemente limitativo (modello non realizzabile, astratto), altre volte invece se ne sottolinea la forza critica verso situazioni esistenti e la positiva capacità di orientare forme di rinnovamento sociale (in questo senso utopia è stata contrapposta a ideologia)."

Utopia, Thomas More.


L’utopia non è speranza, né significa pensare a ciò che possa essere nella sua integrità perfetto poiché l’idea di perfezione è già frutto della speranza di reintegrazione di una condizione passata ritenuta ottimale. Solo attraverso i miti questa idea di perfezione vuole rivivere la condizione originaria, consentendole di farla emergere anche nei tempi odierni. Tuttavia, se il mito è sogno dell’immaginazione che guarda al passato, l’utopia è rappresentata dalla ragione che fa riferimento all’età futura. Le utopie moderne riguardano città ideali concepite su un piano razionale, nate durante l’età della ragione e nel momento in cui entra in crisi il millenarismo. La realizzazione dell’utopia avviene attraverso la personificazione dell’anima e quest’ultima non si fonda sulla speranza di un paradiso, ma su un incremento della conoscenza. Ha pertanto origine dalla scienza e consente all’uomo di uscire dalla condizione di “ferinità” per accedere ad una società migliore. L’utopia è dunque il sogno dell’età della ragione, di una umanità uscita dal Medioevo che pone tutte le proprie speranze nello sviluppo della ragione. Il mito fa riferimento al passato, mentre l’utopia è completamente rivolta al futuro, in cui bisogna raggiungere una condizione di progresso.
Francis Bacon

Per tale motivo, un filosofo come Francis Bacon non fu un rivoluzionario per le concezioni scientifiche, ma lo fu perchè immaginò una società utopica governata dai sapienti, ovvero da coloro che si dedicavano alla conoscenza delle caratteristiche della natura, affinchè quest’ultima si mettesse a servizio dell’uomo.

Possiamo parlare di utopia all’interno della società? Il socialismo è la massima espressione di questa concezione di perfezione, secondo cui ciascuno che ricopre un ruolo ben preciso ha il compito di restare al proprio posto per una nuova finalità generale. L’utopia infatti, come già detto, non deve prospettare un ritorno ad uno stato originario, ma descrivere uno stato o una condizione storica alternativa. Quest’ultima esiste all’interno della società che crede in se stessa e nelle possibilità della ragione umana e della rivoluzione futura. Una società che vede il futuro come pericolo tende a guardare indietro, e quindi verso il mito, considerato come un ricordo nostalgico, risalente all’età dell’oro.
Oggi non si scrivono più utopie ma “distopie”, perché ci chiediamo. La risposta arriva da una conferenza del professore Francesco Coniglione
"Perchè noi non crediamo più nelle capacità dell’uomo e nella costruzione di un futuro mediante il solo utilizzo della ragione”
Francesco Coniglione,
presidente nazionale della Società Filosofica Italiana.


Fonti:


venerdì 15 maggio 2020

I limiti dello sviluppo -Step#15

Nel 1972 uscì un libro considerato da alcuni profetico, da altri catastrofista. Il titolo italiano era I limiti dello sviluppo, un rapporto del Club di Roma, ovvero un'associazione di industriali, scienziati e giornalisti. Basandosi su (primitive, al tempo) simulazioni al computer, il libro raccontava lo stato del pianeta e delle risorse, della popolazione umana e dei sistemi naturali proiettati nel futuro.


In estrema sintesi, le conclusioni del rapporto furono:
  • Se l'attuale tasso di crescita della popolazione, dell'industrializzazione, dell'inquinamento, della produzione di cibo e dello sfruttamento delle risorse continuerà inalterato, i limiti dello sviluppo su questo pianeta saranno raggiunti in un momento imprecisato entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un declino improvviso ed incontrollabile della popolazione e della capacità industriale.
  • È possibile modificare i tassi di sviluppo e giungere ad una condizione di stabilità ecologica ed economica, sostenibile anche nel lontano futuro. Lo stato di equilibrio globale dovrebbe essere progettato in modo che le necessità di ciascuna persona sulla terra siano soddisfatte, e ciascuno abbia uguali opportunità di realizzare il proprio potenziale umano.
Il mito dell'ingegnere, in quanto scienziato positivista che fagocita il mondo per uno sviluppo esponenziale infrenabile, si scontra con la limitatezza delle risorse disponibili e con la lenta capacità rigenerativa del nostro pianeta. «Badate», dicevano gli autori, «che il pianeta è limitato, e lo sviluppo economico e soprattutto sociale non può proseguire molto a lungo senza andare a scontrarsi con i confini fisici del pianeta.» svelando il fatidico braccio di ferro tra Dedalo e Gaia.


Le catastrofi previste dal pool degli scienziati del Club di Roma, ricordano un po' una catastrofe finale, un'apocalisse, da ἀποκάλυψις (apokálypsis) termine greco che significa "rivelazione". Come il Club di Roma, attraverso però una «rivelazione» di tipo spiritico, l'apostolo Giovanni, ormai anziano, profetizza la fine del mondo.
Questo paragone non è privo di significato, ma invita - secondo il mio modesto parere - ad un'attenta riflessione riguardo alla reale concretezza di una catastrofe economico-sociale imminente. Se non prendiamo serie decisioni che rompano la tendenza all'estremo consumismo, l'immagine di qui sopra potrebbe allegoricamente avverarsi. 

Fonti:

giovedì 26 marzo 2020

Poliglottismo -Step#01bis

Dopo aver chiarito la definizione di mito, ho voluto proseguire l'indagine riguardo questa parola approfondendo attraverso lo studio delle lingue straniere.
Il mito e la mitologia sono fondamento di tutte le culture che si sono sviluppate intorno al globo, dunque il concetto di mito è necessariamente presente nel lessico di tutte le popolazioni terrestri.
Per trovare una parola che abbia una radice diversa da quella italiana, bisogna però andare molto lontano dal mondo occidentale. Infatti, tutte le lingue moderne parlate nel nostro continente o nelle americhe, si sono adeguate alla koiné dettata dalla radice greca μῦθος (mythos) di cui abbiamo già trattato precedentemente. 




Myth, mito, mythe, mit, mýtus, Mythos, myte, миф (mif), ...

Nonostante la grande difficoltà nel trovare lingue che non abbiano adottato la stessa radice ellenica, è pur sempre possibile trovare qualche esempio:
  • leġġenda maltese.
  • أسطورة  ('ustura) arabo. Anche questo termine deriva dal greco antico, ma da ἱστορία (historía) che significa: ricerca, indagine, cognizione. Molto interessante, inoltre, l'ulteriore radice indoeuropea di questa parola da cui il greco οἶδα «sapere». Questo ci fa riflettere sulla funzione didattica del mito, inteso come fonte di sapere proveniente da una coscienza popolare antica.
  • hadithi swahili. Il forte legame commerciale tra i popoli dell'Africa orientale, centrale e meridionale con il mondo arabo spiega l'etimologia della parola. Questa deriva infatti dall'arabo حَدِيث‎ (ḥadīṯ), che significa: storia, notizia.
  • 神話 (Shénhuà) cinese tradizionale. Al contrario questo è il termine più antico da cui traggono spunto molte delle lingue estremorientali:
    • 神話 (shinwa) giapponese.
    • 神話 (sinhwa) coreano.
    • 神話 vietnamita.


Riferimenti:

mercoledì 18 marzo 2020

Mito moderno -Musica

Il primo contenuto multimediale che mi è venuto in mente pensando al mito nel mondo odierno è la canzone degli 883 "Sei un mito". (ascoltala anche in versione quarantena da covid-19)
Seppur la canzone mi sia venuta in mente per un collegamento sinaptico involontario, possiamo trovare degli spunti di riflessione anche da questa.



La canzone racconta l'appuntamento tra un ragazzo e una ragazza. Lui, impacciatamente innamorato di lei, è incredulo per essere riuscito ad ottenere un tête-à-tête dalla ragazza tanto ambita, vista da tutti così impossibile. Il protagonista alla fine corona il suo sogno e passa un'incantevole serata con quello che era il suo mito. 

Trovo molto interessante poter fare un confronto tra questo tipo di incontro e quello avvenuto tra Perseo ed Andromeda.

(Bellissimo, tra l'altro, questo dipinto del maestro Gustave Doré che rappresenta l'attimo precedente all'incontro tra i due personaggi)

Il primo dà principio ad un amore passionale e carnale, il secondo ad un amore stoico ed eterno. Perseo salvò Andromeda da un mostro marino, ottenendola in sposa. Il protagonista della canzone, invece, al massimo può aver salvato la sua fanciulla dal tedio dell'ennesima serata mal riuscita.
Lungi da me, però, giudicare quale dei due eroi abbia ottenuto l'amore migliore.

(Potremo comunque approfondire meglio il mito di Perseo in un altro articolo del blog.)